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Discussione: parafrasi

  1. #1
    Matricola L'avatar di palacio
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    Talking parafrasi

    Ciao a tutti!Mi servirebbe per venerdi la parafrasi de "il porto sepolto" di ungaretti

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  3. #2
    Apprendista capoclasse L'avatar di ChIcUz4
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    Se mi scrivi il testo te la faccio io...
    ImPaRa A fArTi RiSpEtTaRe DaGlI aLtRi...Se T tOcCaNo Fà ChE nOn SuCcEdA Un AlTrA vOlTa

  4. #3
    Matricola L'avatar di palacio
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    Vi arriva il poeta
    e poi torna alla luce con i suoi canti
    e li disperde

    Di questa poesia
    mi resta
    quel nulla
    d'inesauribile segreto

  5. #4
    Apprendista capoclasse
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    io ho il commento.. prova a fare la versione in prosa basandoti su questo!

    Questa breve lirica è importante per capire la poetica di Ungaretti, in quanto ci fa percepire come deve essere la poesia, quali i suoi caratteri essenziali, da che cosa essa trae origine o attinge l’ispirazione. Il poeta arriva, in una sorta di immersione, al porto sepolto, con quel vi, che rimanda al titolo; il gesto simbolico dello sprofondare, per poi ritornare alla luce, è una specie di rito di purificazione, dal quale scaturisce la sua poesia nuova (ben diversa da quella dannunziana o dei Futuristi). Sottratti alle acque misteriose del porto, i canti vengono dispersi, forse come i vaticini (responsi sul futuro) della Sibilla Cumana ( la veggente), di cui narra Virgilio nell’"Eneide": la Sibilla, riaffiorando alla luce dal suo antro segreto, disperdeva nel vento le risposte alle domande esistenziali di coloro che la consultavano. Al poeta resta quel nulla, che si dissolve nel segreto, cioè nel mistero dell’esistenza umana. La luce , il buio delle profondità marine, come del resto l’acqua e l’abisso, che sono solo suggeriti, il segreto fanno parte delle parole-atomo, concetti-guida della poesia ungarettiana. Sotto il mare sono nascosti i simboli che servono per riconoscersi. Il viaggio è in rapporto con l’abisso, ma dal naufragio ( ed ecco spiegata la natura della scelta del secondo titolo della raccolta ampliata) incomincerà la risalita. Ungaretti stesso, nella prefazione all’"Allegria" (il terzo dei titoli) così motiva il titolo:



    "Il primitivo titolo, strano, dicono, era Allegria di Naufragi. Strano se tutto non fosse un naufragio, se tutto non fosse travolto, soffocato, consumato dal tempo. Esultanza che l’attimo, avvenendo, dà perché fuggitivo, attimo che soltanto amore può strappare al tempo, l’amore più forte che non possa essere la morte. E’ il punto dal quale scatta quell’esultanza di un attimo, quell’allegria che, quale fonte, non avrà mai se non il sentimento della presenza della morte da scongiurare. Non si tratta di filosofia, si tratta di esperienza concreta, compiuta sino dall’infanzia vissuta ad Alessandria e che la guerra 1914-1918 doveva fomentare, inasprire, approfondire, coronare.

    vedi questo
    Giuseppe UNGARETTI
    Il porto sepolto

    Il poeta, in questi pochissimi versi, vuol dare una definizione della sua poesia. Per Ungaretti essa è il calarsi in se stessi fino a trovare una parola che sia gioia per gli altri. Quel "Vi" iniziale indica proprio il porto sepolto. "E poi torna alla luce con i suoi canti/ E li disperde", perde, cioè, quell'autenticità, quel suo intimo significato. " Di questa poesia/ mi resta/quel nulla /di inesauribile segreto", quell'ignoto che solo il poeta può scoprire. Della poesia che ha raccolto in quel porto sepolto, dopo averla dispersa fra gli uomini, a lui resta il senso segreto di una ricchezza inesauribile. La poesia quindi come porto sepolto, un percorso che il poeta compie, una meta da raggiungere dopo aver compiuto un viaggio dentro se stessi. Ecco, quindi, che si può ritornare alla luce con la ricchezza dei propri canti, ricchezza che sarà divisa con gli altri. Al poeta resta invece la consapevolezza dell'inesauribile segreto. Ungaretti usa quale metrica dei versi liberi.

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