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commento

Discussione in 'Altre Materie' iniziata da gennifer, 14 Maggio 2007.

  1. gennifer

    gennifer Primino Utente

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    commento della poesia "il porto sepolto" di "Giuseppe Ungaretti"
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  3. giuli91

    giuli91 Primino Utente

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    Ho trovato un pò di cose...vedi un pò tu...buona fortuna..

    Note al testo:



    Quel nulla…inesauribile: quel nulla che non si esaurisce. E’ un ossimoro, che esprime la ricerca della parola che possa avvicinare il poeta al "segreto", cioè all’essenza stessa della poesia.



    Struttura:

    Sette versi liberi, suddivisi in una terzina e in una quartina. Manca la punteggiatura; dopo lo spazio bianco, che separa le due strofe, compare la lettera maiuscola.



    Temi:

    Questa breve lirica è importante per capire la poetica di Ungaretti, in quanto ci fa percepire come deve essere la poesia, quali i suoi caratteri essenziali, da che cosa essa trae origine o attinge l’ispirazione. Il poeta arriva, in una sorta di immersione, al porto sepolto, con quel vi, che rimanda al titolo; il gesto simbolico dello sprofondare, per poi ritornare alla luce, è una specie di rito di purificazione, dal quale scaturisce la sua poesia nuova (ben diversa da quella dannunziana o dei Futuristi). Sottratti alle acque misteriose del porto, i canti vengono dispersi, forse come i vaticini (responsi sul futuro) della Sibilla Cumana ( la veggente), di cui narra Virgilio nell’"Eneide": la Sibilla, riaffiorando alla luce dal suo antro segreto, disperdeva nel vento le risposte alle domande esistenziali di coloro che la consultavano. Al poeta resta quel nulla, che si dissolve nel segreto, cioè nel mistero dell’esistenza umana. La luce , il buio delle profondità marine, come del resto l’acqua e l’abisso, che sono solo suggeriti, il segreto fanno parte delle parole-atomo, concetti-guida della poesia ungarettiana. Sotto il mare sono nascosti i simboli che servono per riconoscersi. Il viaggio è in rapporto con l’abisso, ma dal naufragio ( ed ecco spiegata la natura della scelta del secondo titolo della raccolta ampliata) incomincerà la risalita. Ungaretti stesso, nella prefazione all’"Allegria" (il terzo dei titoli) così motiva il titolo:



    "Il primitivo titolo, strano, dicono, era Allegria di Naufragi. Strano se tutto non fosse un naufragio, se tutto non fosse travolto, soffocato, consumato dal tempo. Esultanza che l’attimo, avvenendo, dà perché fuggitivo, attimo che soltanto amore può strappare al tempo, l’amore più forte che non possa essere la morte. E’ il punto dal quale scatta quell’esultanza di un attimo, quell’allegria che, quale fonte, non avrà mai se non il sentimento della presenza della morte da scongiurare. Non si tratta di filosofia, si tratta di esperienza concreta, compiuta sino dall’infanzia vissuta ad Alessandria e che la guerra 1914-1918 doveva fomentare, inasprire, approfondire, coronare.

    vedi questo
    Giuseppe UNGARETTI
    Il porto sepolto

    Il poeta, in questi pochissimi versi, vuol dare una definizione della sua poesia. Per Ungaretti essa è il calarsi in se stessi fino a trovare una parola che sia gioia per gli altri. Quel "Vi" iniziale indica proprio il porto sepolto. "E poi torna alla luce con i suoi canti/ E li disperde", perde, cioè, quell'autenticità, quel suo intimo significato. " Di questa poesia/ mi resta/quel nulla /di inesauribile segreto", quell'ignoto che solo il poeta può scoprire. Della poesia che ha raccolto in quel porto sepolto, dopo averla dispersa fra gli uomini, a lui resta il senso segreto di una ricchezza inesauribile. La poesia quindi come porto sepolto, un percorso che il poeta compie, una meta da raggiungere dopo aver compiuto un viaggio dentro se stessi. Ecco, quindi, che si può ritornare alla luce con la ricchezza dei propri canti, ricchezza che sarà divisa con gli altri. Al poeta resta invece la consapevolezza dell'inesauribile segreto. Ungaretti usa quale metrica dei versi liberi.
  4. giuli91

    giuli91 Primino Utente

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    oppure questo

    Il porto sepolto
    Sono i famosi «versicoli», versi brevi o brevissimi, talora una sola parola; scanditi, sillabati, visti in quell’ottica particolare che veniva dal deserto, che sul Carso si confermava; in una situazione d’animo esaltata dalla vicenda della giornata di guerra. Ma dentro quei brevi versi - abolita la punteggiatura - e nel loro collegamento, una musica incominciava nuova a risuonare; e non era più la musica degli endecasillabi o dei novenari divenuti logori e frusti a causa della lunga imitazione precedente: potevano essere, nel legarsi loro interno, nuovi settenari e nuovi endecasillabi, ma si portavano dietro un’altra, una nuova intonazione di canto. In quel 1916, per quel Porto sepolto, nasce la nuova poesia italiana del ‘900. A quella parte "destruens" delle antiche scorie e della loro retorica, Ungaretti farà poi seguire, nel proseguimento del suo lavoro, e con la raccolta degli anni ‘20 e ‘30, II sentimento del tempo (titolo bergsoniano), una diversa parte "costruens" e l’italica tradizione riavrà il nuovo endecasillabo ed il nuovo novenario, ma saranno versi che si rimettono in contatto con la linea petrarchesca e leopardiana, saltando a pié pari l’esperienza del più provinciale e mimetico ottocento poetico (pur con i suoi grandi esempi, ma con la piaga della stanca imitazione e della stanca ispirazione). Il Porto sepolto é un diario. Tutta la sua poesia Ungaretti la vorrà riconnettere sotto il titolo generale "Vita d’un uomo". Questo diario é scritto, quasi per intero, in guerra; é datato e sono indicate le località nelle quali le poesie nascono. Occorreva, ci lascerà detto pressappoco Ungaretti, manifestarsi con urgenza, dire in fretta, dire cose diverse. Rendersi conto della situazione della guerra e dell’affratellamento possibile di tutti coloro che, provenendo da situazioni geografiche e culturali e sociali diversissime, erano accomunati in questo tragico destino. E’ — come tutto Ungaretti sarà - un canto di dolore, ma insieme d’amore e di vitalità. Bisogna offrirsi come «docili fibre dell’universo»: passano le tempeste, ed un albero si potrà ritrovare un po’ incurvato per il flagello del vento, ma ha accondisceso, s’é inchinato a quella esperienza di furia dolorosa; ed é «superstite»; riprende, subito, la vita come subito riprenderà il viaggio il «superstite lupo di mare» dopo il «naufragio» (ce lo dirà nel ‘17 nella poesia intitolata "Allegria di naufragio"). Ha passato tutta una notte, sotto i fari della esplorazione nemica, e sotto il tiro della mitraglia, sdraiato in terra, in un contatto così stretto da volere quasi entrare nelle viscere della «grande madre», avendo vicino un compagno, un soldato, un «fratello», «massacrato» dai colpi ricevuti: ebbene in quella situazione ha "scritto lettere piene d’amore. Non sono mai stato tanto attaccato alla vita.”
  5. gennifer

    gennifer Primino Utente

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    grazie

    grazie ora vedo un po cosa posso scrivere grazie mille
  6. giuli91

    giuli91 Primino Utente

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    di niente...bisogna aiutarsi...ciaooooooo

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