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Meriggiare pallido e assorto

Discussione in 'Altre Materie' iniziata da StInKyWiNkY, 30 Gennaio 2008.

  1. StInKyWiNkY

    StInKyWiNkY Primino Utente

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    Raga mi serve la parafrasi di "meriggiare pallido e assorto" di Montale... Alcuni pezzi nn me vengono... Aiutatemi!!! Il + presto poxibile!!!!
  2. StudentVille Sponsorizzato

  3. toto92

    toto92 Studente Utente

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    E.Montale: Meriggiare pallido e assorto (da Ossi di seppia, 1925)

    Meriggiare pallido e assorto
    presso un rovente muro d’orto,
    ascoltare tra i pruni e gli sterpi
    schiocchi di merli, frusci di serpi.

    Nelle crepe del suolo o su la veccia
    spiar le file di rosse formiche
    ch’ora si rompono ed ora si intrecciano
    a sommo di minuscole biche.

    Osservare tra frondi il palpitare
    lontano di scaglie di mare
    mentre si levano tremuli scricchi
    di cicale dai calvi picchi.

    E andando nel sole che abbaglia
    sentire con triste meraviglia
    com’è tutta la vita e il suo travaglio
    in questo seguitare una muraglia
    che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.


    Versione in prosa
    Passare il pomeriggio in ozio per il caldo e pensare in tutta tranquillità vicino ad un muro bollente di un giardino, e ascoltare tra gli arbusti e la sterpaglia lo schiocco dei merli e i fruscii delle serpi.
    Spiare, fra le spaccature del terreno e sull’erba, file di formiche rosse che ora si dividono ora si riuniscono su un mucchietto di terra.
    Osservare tra i rami gli alberi il mare vivo e luccicante, mentre si alzano tremuli scricchi di cicale dalle aride colline.
    E camminando nel sole che abbaglia, sentire con tristezza e meraviglia che la vita e la sua sofferenza non è nient’altro che passeggiare di fianco a un muro che ha in cima dei cocci aguzzi di bottiglia.

    Analisi metrica
    Quattro strofe (di quattro versi le prime tre, di cinque l’ultima) di novenari (vv. 1, 2, 10, 12, 13), decasillabi (vv. 3, 4, 8, 14) ed endecasillabi (vv. 5, 6, 7, 9, 11, 15, 16, 17).
    Molto fitte le rime, baciate o alternate: AABB, CDCD, EEFF, GHIGH.
    Rima ipermetra: veccia, intrecciano (vv. 5 e 7)
    Enjambement ai vv. 9 – 10 , 11 – 12 .

    Commento
    La poesia è ambientata in Liguria, durante un caldo pomeriggio, in cui la luce è accecante e il sole è così forte da arroventare il muro dell’orto. Il poeta, in preda alla malinconia ed all’ozio, assorto e solitario ascolta le voci ed i suoni colti nel silenzio di un paesaggio aspro e soffocante, in cui i pruni e gli sterpi infondono un senso di durezza e di abbandono.
    Il poeta si scuote dall’iniziale immobilità e comincia a camminare, spiando i movimenti delle formiche rosse, che costituiscono l’unico elemento animato in contrasto con la fissità dell’ambiente e possono simboleggiare la condizione dell’uomo, condannato ad un lavoro incessante e frenetico; avverte la voce delle cicale rimarcando con l’immagine delle rocce nude l’asprezza e l’aridità del paesaggio che gli sta intorno, mentre il mare che luccica lontano diventa il simbolo di una felicità irraggiungibile.
    Con amarezza sente che il suo camminare avanti e indietro lungo la muraglia rappresenta la vita umana, che è un continuo andirivieni inutile, monotono e solitario, alla ricerca di ciò che non si riuscirà mai ad ottenere, perché il muro impedisce all’uomo di evadere dalla sua dura realtà, fatta di “cocci aguzzi di bottiglia”, cioè di dolore e sofferenza. Il muro, barriera invalicabile, gli infonde un angoscioso senso di oppressione e di impotenza; Montale ha la consapevolezza che ogni sforzo che l’uomo fa per raggiungere la felicità è vano e che l’unica realtà della vita è il dolore.
    Questa concezione pessimistica della vita, che chiama “il male di vivere” lo accomuna a Leopardi.
    Come gli idilli leopardiani, “meriggiare pallido e assorto” è una lirica che si compone di una parte descrittiva (le prime tre strofe) e di una parte riflessiva (l’ultima), collegate tra loro, in quanto la descrizione del paesaggio e della situazione in cui il poeta si trova diventano simboli della realtà e gli suggeriscono una visione della vita.
    La natura del paesaggio ligure e l’amarezza del poeta sono rese efficacemente dai suoni aspri e duri dei termini onomatopeici e da un linguaggio scarno ed essenziale, senza pause frequenti (infatti nella poesia è presente una sola virgola alla fine del secondo verso) che infonde alla lirica un tono incalzante e poco armonioso.
    L’uso dell’infinito (meriggiare, ascoltare, spiare, osservare, sentire) crea un senso di sospensione; il poeta, esprimendo l’idea di azioni che si ripetono sempre uguali, vuole forse rappresentare la condizione dell’uomo, costretto alla monotonia, senza alcuna possibilità di cambiamento.
  4. toto92

    toto92 Studente Utente

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    Meriggiare pallido e assorto
    Scritta nel 1916 è la prima lirica della raccolta Ossi di seppia. Del meriggio estivo, sono fissate qui alcune impressioni, frutto di una attenta osservazione piena di entusiasmo. Si ritrovano quelle esperienza di un fanciullo che, negandosi il riposo nelle ore più calde, segue assorto il muoversi delle formiche, le voci delle cicale e degli uccelli, la visione di un paesaggio. Ma ciò che stupisce è la triste conclusione alla quale il poeta giunge, espressione di un suo travaglio; cioè il paragonare la propria vita a un continuo faticoso andare lungo una muraglia, nell’anelito di superarla per vedere cosa ci sia di là: inutile sforzo perché la muraglia ha la cima orlata di cocci taglienti. È un’amara osservazione, si direbbe la conclusione di un pessimista, che si sente vinto dagli ostacoli della vita.
    Ma forse è una fugace impressione giustificata dal peso di un’ora afosa e non le dobbiamo attribuire che un significato contingente.
    La lirica è costituita da quattro strofe nelle quali si alternano novenari, decasillabi e endecasillabi. Le prime tre strofe sono costituite da quattro versi, l’ultima da cinque. A livello fonetico vi è la frequenza di consonanti doppie (meriggiare pallido e assorto, presso, schiocchi, scricchi, picchi) e delle i. Altri suoni ricorrenti sono la r unita alla o (assorto, rovente, muro, orto) e i gruppi, st, sc, sch (sterpi, schiocchi, frusci, scricchi).
    Nei vv. 11-12 vi è rima (scricchi/picchi) e nell’ultima strofa la rima è caratterizzata dalla ripetizione di suoni simili: abbaglia, meraviglia, travaglio, muraglia, bottiglia.
    Nella lirica ci sono molti infiniti che la rendono priva di ogni soggettività. I verbi all’indicativo presentano la realtà esterna al poeta nella sua oggettività. L’aggettivo viene posto sempre prima del sostantivo, per mettere in evidenza la sua qualità.
  5. StInKyWiNkY

    StInKyWiNkY Primino Utente

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    grazie milleeeeeee 6 stato tntx di aiuto!!!!!!

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